cai savona
Gruppo speleologico Grotte CAI Savona
scuola nazionale di speleologia del CAI
Il tuo browser non supporta Java oppure la console Java non č attiva

Menu Principale

Sei qui: Home > Storie vere di speleologia


La scoperta della Burandina

"Cosa fai domenica prossima?" La domanda è normale al mercoledì sera in gruppo, ma il tono di voce del mio interlocutore mi fece rispondere con un'altra domanda "Perché?" ll mio interlocutore rispose "Be', sai, domenica scorsa la Dina ha trovato un buchetto."

Mi informai di dove fosse avvenuto il fatto.

Seguì una nebulosa descrizione del posto nel quale erano stati a fare battuta: era evidente che conosceva la zona tanto quanto me (ossia niente). Spiegabile se pensate che il tutto avveniva giusto alla fine dell'annuale corso di speleologia, quando uno degli "anzianì" aveva radunato un gruppetto di "giovani" portandoli a cercare grotte.

Sorvolando sul posizionamento, passai a chiedere maggiori informazioni sul ritrovamento: venne fuori che la Dina, girando nel bosco, aveva visto un buchetto molto piccolo ma con tanto muschio intorno, aveva ovviamente chiamato il resto del gruppo che era accorso a scavare; dal buco usciva aria e sotto c'era un pozzetto.... ll mio interlocutore era stranamente esitante, riuscivo ad ottenere informazioni solo facendo tante domande, per cui chiesi ancora quanto scendeva la pietra. "Parecchio, e sembra che sotto si allarghi. Sai, abbiamo sentìto quasi un'eco, il rumore del metallo si sentiva forte...".

Tutti sappiamo che le grotte si aprono con punta e mazza, che ovviamente sono di metallo. Non riuscivo comunque a capire come potesse formarsi un'eco di suono metallico sul fondo del pozzetto quando si lavora nella parte alta dello stesso. La spiegazione risulto quasi banale, per nulla contraria alle regole della fisica: la punta era scivolata di mano a chi stava martellando a testa in giu, e il suono metallico era quello della stessa contro la roccia del fondo. ll fatto spiegava anche il velato invito che aveva dato inizio alla conversazione:"sai, il passaggio è ancora stretto, ma Diego (proprietario del I'attrezzo da esplorazione - N.d.R.) non sa ancora che gli abbiamo perso la punta".

Come è finita la storia? Andai anch'io la domenica successiva, scoprendo una zona per me ancora sconosciuta ma che si presentava interessante oltre che impervia.

L'ingresso dell'allora ipotetica Grotta era veramente stretto, tanto che dopo un paio d'ore di lavoro di Sergione riuscii a malapena a calarmi (senza bloccanti, per limitare I'ingombro, dopo fu sempre compito
di Sergione darmi una mano per risalire) fino a riuscire a intravedere il fondo del pozzetto di ingresso. Sembrava che sotto si allargasse per davvero, pur non potendo dall'alto vedere se proseguiva. Ovviamente tornammo la volta successiva, con tutto cio che serve e piu tempo a disposizione.

Fu veramente una bella emozione quando, finalmente aperto (almeno per i meno robusti) il pozzo, ci trovammo sul fondo in quattro ragazze: Dina, Tiziana, Elisa ed io.

Trovato il passaggio che proseguiva, ci fermammo solo davanti al pozzo successivo, visto che la pietra sotto alla quale avremmo dovuto strisciare per scendere risultava decisamente poco stabile e noi non avevamo nulla per spostarla.

All'esterno, nel frattempo, si stava avvicinando il temporale e, quando uscimmo, trovammo gli altri preoccupati...di bagnarsi!!

Conoscete quel detto che fa: cinque donne tutte insieme fanno piovere? Bene, era talmente eccezionale trovarsi solo donne in esplorazione, che ne sono bastate quattro per un acquazzone!

Ricerca nel sito



Prossime Attività


Area Soci